Acquista Rekles 9 - La fine
Lì! Lì n’ghera n’acciaeria, micasdis, non l’acciaieria – Un bacino idrico?
Ma che idrico, mah, n’ghera’n mat, al sö papà – Suo papà cosa? Devo andare a destra qua?
Invins ad na fabrica an funt ad la val, n’ghera na costrusiun ma adess anghé’n büsc – Vado a destra?
Sì, drita drita – A destra? o dritto?
A la destra, su.
Finiscono così i viaggi con lui: nel tentativo di capirsi e cercarsi tra le parole e gli spazi inverditi.
C’era un padre, quella volta, teneva per mano il figlio seduto in attesa che il medico chiamasse; tutti attendevamo il cardiologo. Il bambino si guardava intorno attratto dai suoni e dai tintinnii degli strumenti arretrati e mal funzionanti (diceva un’assistente al suo collega). Mi guardava mentre leggevo Aucassine e Nicolette, cercava i miei suoni, o qualche storia. Annoiato, ha preferito guardare il mio rugoso, pelato e mercatamente vestito vicino che ha ovviamente risposto con boccacce e versetti finché il medico maleodorante lo ha convocato. Scompare così per dieci minuti.
Ed eccolo, usciva di fretta pieno di salute, 88 anni per gamba e nulla mi ferma mi ha detto ridendo in un piemonteseitaliano che ho capito solo per abitudine. Rideva mentre alzava il braccio per attirare ancora una volta l’attenzione del bambino prima di uscire, intanto camminava frettolosamente senza aspettarmi, non ricordandosi, forse, che ero io il suo autista.
Perché no? Perché oggi non passiamo dalla strada dei campi? Alla fine a Vercelli c’era un treno fantasma che esisteva nei suoi ricordi e un bacino idrico che dava da bere a tutti. Lui guardava in giro attratto qui e là, immagino, da fuggiaschi richiami, tintinnii o rumori molesti della macchina, bofonchiando fonemi a me sconosciuti.
Mi chiedevo come guardasse il mondo fuori dal finestrino, se nello specchietto si percepiva biondo chiomato, giovane come le valli che fissava e sentiva rumorosamente vive.
-Qui è senso unico nonno, non posso passare.
Ma ci cat vuc? Anghé an fabricun là!
-Dove?