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Nel 1973, Umberto Eco, parlando di esoeditoria e di controcultura si soffermò su un aspetto in particolare per isolare il fenomeno: la presenza di una grafica altra. Secondo il semiologo, infatti, queste riviste – rispetto a quelle di consumo – non invitano affatto all’acquisto e tantomeno persuadevano alla bontà del prodotto; la grafica era polemica e stizzosa, “distruttiva” – per utilizzare le sue parole – era una contro grafica. E ce n’era bisogno, mai come in quel periodo, infatti, una sempre maggiore fetta di popolazione sentiva la necessità di abbattere lo status quo, le sue immagini e i suoi simboli, la grafica e le riviste erano lo strumento ideale per farlo considerata la loro natura effimera e l’elevato tasso di sperimentazione che concedevano.
È quindi dalle osservazioni (su tutti) di Eco, di Gallino e di Falcinelli che prende le mosse Dissenso grafico. Guida all’esoeditoria italiana fra il ’68 e il ’77, un progetto di ricerca presentato come tesi magistrale da Leonardo Brotto per il corso di laurea in Editoria e Scrittura presso l’Università La Sapienza di Roma per l’anno accademico 2025-2026. Il testo, che ha come principale focus le pubblicazioni sotterranee dell'Italia del secondo dopoguerra, al momento esiste come autoproduzione in dieci esemplari numerati. Dissenso grafico si manifesta come un volume rilegato a mano con tecnica giapponese, composto da 26 fascicoli in sedicesimi cuciti tra loro attraverso sette fori e un filo cerato da materasso, conta cinque tipi diversi di filigrana (80g per la carta colorata, 90g per quella bianca, 110g per quella patinata, 140g per la copertina, 160g e trasparente per la sovracoperta), sei layout differenti (uno per ogni sezione tematica) e che contiene immagini originali, scansioni di documenti dell’epoca e vettorializzazioni di illustrazioni apparse su diverse testate fra anni Sessanta e Settanta.
La tesi, nata con l’obiettivo di sottolineare la connessione fra forma e contenuto, cerca di mostrare come a messaggi sovversivi e dissenti sia sempre corrisposta una forma anarchica e partigiana. Le pubblicazioni analizzate in Dissenso grafico sono perlopiù clandestine, spesso uscite solo in numero unico manifesto, ed erano rivolte a un pubblico nuovo per l’epoca e ancora in formazione: quello dei giovani (fra quelle analizzate vale la pena ricordare almeno «Mondo Beat», «Pianeta Fresco» e «Re Nudo»). I temi di questi fogli spaziavano dall’antimilitarismo, alla legalizzazione delle droghe, all’amore libero passando per il rifiuto del codice valoriale dei genitori rappresentato dalle “3 emme” (macchina, moglie e mestiere). Lo stile di queste pubblicazioni era inscrivibile in due macroaree: una di gusto più vagamente neoclassico – svizzero – per quelle di argomento prettamente politico e una seconda più psichedelica (caratterizzata in larga parte dall’uso dello split fountain e dei colori brillanti, dei fotocollage e del lettering aggressivo) e priva di griglie.