L'open call per il numero 8 è online!
L’imbuto è grande abbastanza da ospitare il mio corpo, sia in larghezza che in altezza. Scivolo lungo le pareti. Il sangue pompa nelle vene a ritmo di grancassa e io oscillo come in un gorgo. Al posto dell’acqua ci sono le stelle, hanno forme di animali osceni e geometrie scomposte. Sembra di stare nel presepe di nonna Agnese, quando finiva le statuine e le rimpiazzava coi Transformers di mio fratello.
È buio qui. Dov’è la luce? – «Voi siete la luce del mondo» (Matteo 5:14).
Vedo me stessa attraverso differenti schermi onirici e in nessuno di questi ho una faccia televisiva. Scompaio simultaneamente da ognuno di essi e riprendo a girare. Vortica anche il fluido che mi esce dalla bocca. Il bavaglino al centro del mio petto mi dice che in altri tempi qualcuno l’aveva previsto, lo porto alle labbra e mi accorgo che le mani che lo reggono sono grandi quanto una scatola di Tic Tac. Scopro che la bambina alla quale appartengono sono io. Sono stata davvero così brutta da neonata? – «Il frutto del grembo materno è un premio» (Salmi 127:3-5).
Mi sgretolo, divento polvere in un firmamento di liquido amniotico. Fili di pensieri elettrici bussano alle pareti in ghisa del mio cervello. Scivolo ancora, fino a un buio cimiteriale. Diocristo come cado! Ho gli occhi di colla vinilica e la gola secca. Avrò sete? – «Di te ha sete l’anima mia» (Salmo 63:1).
Arriva un’onda, è la cosa più alta che abbia mai visto. Morirò in questa giungla urbana, e mi porteranno via in una bara di foglie e ossa di macaco, e mia madre piangerà disperata, sapendo che non indossavo i calzini buoni. Chiudo gli occhi e dietro le mie palpebre uno spettacolo pirotecnico mi informa che il viaggio si sta per concludere – “La nostra festa non deve finire, e non finirà”, canta il coro della diocesi, fuori campo. Si possono cancellare decenni di paramilitaresca educazione cattolica con due soli morsi di funghi? – «La religione è l’oppio dei popoli» risponde Marx dalla scatola nera dell’inconscio – «Amen».